Editoriale

Eutanasia o interruzione di terapia? 

Questa volta è la storia di Eluana a portarci a riflettere sul mantenimento in vita di persone in stato vegetativo. 
Il diritto di scegliere il proprio destino e il dovere di aiutare, ancora una volta entrano in collisione; soltanto che colui che deve esercitare il diritto è in posizione di inferiorità rispetto a chi ha il compito di aiutare. Per questo occorre affidarsi alle dichiarazioni anticipate, cioè al testamento biologico. Nel caso di Eluana questa dichiarazione è stata ricostruita e sancita dai giudici. Ma in caso di esistenza di un testamento, gli stessi operatori sarebbero stati chiamati a rispettare la sua scelta. La questione quindi si colloca sul piano dei diritti e delle facoltà reali per esercitarli. Segno di democrazia e di civiltà. 
Ma questo piano incrocia quello etico, che richiama l’origine e l’appartenenza della vita e i suoi significati. Quando non c’è coscienza e non c’è attività cerebrale, che senso ha la vita? E quando questa corrisponde al semplice funzionamento degli organi che costituiscono il corpo, alimentato peraltro da interventi esterni, siamo ancora in presenza di vita? A quale etica risponde quindi il mantenere forzatamente in vita un organismo? 

Share This Post

About Author: Istisss

L'Istituto per gli Studi sui Servizi Sociali ISTISSS svolge fin dal 1960, su base associativa multiprofessionale, attività di studio, ricerca, intervento, sperimentazione di servizi e diffusione dei risultati, formazione ed aggiornamento, documentazione, convegnistica nei campi sociale e sanitario, di tempo libero e del turismo sociale. Attività finalizzate alla realizzazione di un quadro compiuto di solidarietà sociale.