Cronaca di un percorso comunitario

G. Annino – A. Avvisati

2/2008 n.s

La città di Aprilia: tante città, nessuna città
 
La città di Aprilia (LT- 60.000 ab.), è cresciuta in maniera disomogenea grazie agli investimenti della Cassa per il Mezzogiorno che hanno permesso l’apertura di diversi stabilimenti industriali, attirando successive ondate di migrazione regionale senza che negli anni si sia provveduto ad integrare le diverse culture che hanno continuato a convivere, producendo una separatezza attiva e confligente.
Il caotico sviluppo urbanistico, con un P.R.G., mai aggiornato è lo specchio fedele (anche dal punto di vista culturale e sociale) di come convivano “tante città”, senza riuscire ad esserne “una sola”.
Gli effetti dell’alta urbanizzazione abusiva si sommano con un processo di deindustrializzazione causato dalla cessazione dei finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno che, a partire dagli “anni ‘90”, sottopone all’attenzione pubblica, sia il problema del recupero dei siti industriali dimessi, sia quello di un rilancio economico dell’intero territorio.
La vicinanza con la città di Roma ripropone il dilemma, mai risolto, di dotare la città di Aprilia di un suo autonomo progetto di crescita che, l’integrazione con l’area metropolitana, potrebbe favorire con lo sviluppo di servizi di supporto di cui la metropoli ha bisogno e uno sviluppo urbanistico orientato verso la qualità del vivere sociale.
In riferimento alla qualità della partecipazione sociale è bene rilevare come anche nei periodi di maggiore espansione partecipativa che hanno attraversato i luoghi e gli spazi della politica e delle organizzazioni sociali, essa non ha saputo svolgere una funzione “antianomica” capace di ricucire “il tessuto strappato”.
L’establishment economico e politico della destra e della sinistra ha, sostanzialmente, incentivato la diffusione di un modello di relazione con il potere fondato sullo “scambio” e sulla dipendenza da chi esercita il potere.
Tale dinamica ha interessato anche il pianeta della “disabilità”: ad un’iniziale spinta partecipativa che ha coinvolto i soggetti direttamente interessati (disabili, genitori, operatori del sociale e del sanitario), infatti, ha fatto da contraltare una successiva spinta corporativa con l’obiettivo di scambiare con il potere politico e tecnico, aree di privilegio personali e professionali con il prevalere di un modello “custodialistico”, come conferma il ritardo con il quale sono state promosse politiche per l’inserimento lavorativo dei disabili.
Il lavoro, infatti, è lo strumento attraverso il quale si raggiunge una vera autonomia oltre ad essere un fattore decisivo per la realizzazione di sé.
 
 
 
Ricucire il tessuto strappato
 
In uno scenario, come quello sommariamente descritto, l’anomia delle Istituzioni pubbliche e private riflette come uno specchio, l’anomia del corpo sociale.
Tale connotazione costituisce il tratto identitario, tanto della “società civile” che della “società politica”, delineando una saldatura che fa dell’agire autoreferenziale, il loro trade-union. 
Qualunque azione di politica sociale, anche nel campo della disabilità, deve fare i conti, quindi, con la necessità di ricucire il “tessuto strappato” cercando di innestare azioni di diffusione culturale capaci di creare le condizioni di un agire pubblico in grado di fornire modalità di risposta anti-anomica, rovesciando così lo schema novecentesco che assegnava al “vertice illuminato” il compito di tracciare il percorso, indicare obiettivi, distribuire compiti e meriti, secondo un ordine sequenziale e gerarchico, che garantiva stabilità e certezza nel perseguimento degli obiettivi.
La scoperta del “micro”come luogo d’azione per eccellenza è legata all’esigenza di operare una ricostruzione dal basso del tessuto comunitario che può essere avviata soltanto ripartendo da una ricostruzione dei “luoghi” e dei “simboli” (intesi, anche, come idee che tengono insieme) che motivano l’agire sociale, offrendoli forza ed espressione.
Il micro, in quanto, spazio relazionale orizzontale, è lo specifico relazionale nel quale “praticare e far vivere” modalità partecipate d’espressione dei bisogni sociali e dei tentativi di soddisfarli. Il micro è il set relazione specifico nel quale far vivere, con la partecipazione delle persone disabili, una diversa idea della disabilità, restituendo dignità e diritto di espressione, anche in presenza di gravi limitazioni funzionali.
In genere quando si pensa ad un disabile, pensandolo come handicappato, si è fermamente convinti che debbano esistere persone altamente qualificate delegate ad occuparsi di lui, assisterlo, curarlo, integrarlo nel territorio, ma questa necessaria convinzione nulla toglie alla necessità di guardare a lui come persona, titolare di diritti e doveri così come di risorse, idee, progetti, abilità da investire nelle relazioni personali e sociali.
Spesso la cura e l’assistenza delle persone disabili non si propongono il raggiungimento di obiettivi che permettono di evitare che la disabilità si trasformi in handicap; il più delle volte accade che cura e assistenza li escludano “amorevolmente” dalla partecipazione attiva e dall’esigibilità dei diritti di cittadinanza.
In genere quando si pensa ad un disabile (come handicappato) si pensa sempre a ciò che “manca”, mai a ciò che c’è, riproducendo nel comportamento una distorsione che sottrae alla vista aspetti importanti dell’identità di una persona, esattamente come osservare un paesaggio o un quadro chiudendo un occhio
L’integrazione delle persone disabili nella vita della comunità non è soltanto un problema tecnico, ma è principalmente un problema culturale, attiene, in altre parole, all’idea che abbiamo di relazione personale e sociale con chi è diverso da noi.
 
 
 
Il Progetto “Parco in Movimento”: un giorno dal Barbiere
 
In un contesto anomico come quello appena descritto non deve suscitare meraviglia il fatto che il percorso sociale del Progetto “Parco in Movimento” abbia avuto inizio nel negozio di un barbiere, luogo d’incroci relazionali di vario tipo e classica “struttura aperta”, al contesto territoriale.
Kico, il barbiere e i suoi amici avevano deciso di unirsi per promuovere iniziative di solidarietà concreta, seguendo l’esempio dei “Belli Dentro”. I “Belli Dentro”, un gruppo informale di solidarietà sociale, per assicurare a un loro amico l’installazione di un ascensore presso la sua abitazione, dalla quale gli era impossibile uscire a causa delle barriere architettoniche, avevano promosso, con successo, una raccolta pubblica di fondi, attraverso l’attivazione di diverse iniziative di solidarietà (una mostra di quadri, uno spettacolo teatrale, la proiezione di un video, ecc.) alle quali avevano fatto seguito la diffusione di un adesivo e di un floppy, contenente la legislazione vigente in materia di barriere architettoniche.
Nasce così la proposta di lavorare insieme alla realizzazione di un’area giochi accessibile alle persone con disabilità, modificando in tal senso l’area giochi del Parco “Manaresi”, collocato nel quartiere “Aprilia-Centro”, che ha un proprio Comitato che si potrebbe coinvolgere nel Progetto.
Il Parco Manaresi è l’unica area verde attrezzata collocata nel centro cittadino e in passato è stata al centro di una vertenza locale tra i cittadini di Aprilia e alcuni Amministratori locali che in quell’area volevano autorizzare la realizzazione di alcune palazzine. Ne è seguita un’ampia mobilitazione cittadina che ha coinvolto reti sociali locali, partiti, sindacati. Alla fine, la mobilitazione ha vinto e il progetto di realizzazione del Parco è stato autogestito dal Comitato di Quartiere con la partecipazione volontaria di un ingegnere.
Decidiamo di sentire i rispettivi gruppi per convocare un primo incontro di reciproca conoscenza nel quale cominciare a “mettere a fuoco” l’iniziativa.
 
 
Il Primo Incontro
 
                L’idea di riqualificare un Parco, dotandolo di giochi accessibili, anche, a bambini con disabilità, piace a tutti, così si decide di approfondire la ricerca, utilizzando la rete web.
La ricerca ha esito positivo soprattutto in riferimento a due Comuni (Cosenza e Jesolo) che hanno realizzato un Parco Accessibile, seguendo un percorso partecipativo.
L’esperienza che ci interessa approfondire è quella del Comune di Jesolo (www.stessigiochi.stessisorrisi.it) che, ha realizzato un Parco giochi accessibile nell’ambito di un programma di riqualificazione territoriale: “Mentre si fa un poco più animato il coro di quanti chiedono alle Pubbliche Amministrazioni di attivarsi per assicurare l’accessibilità degli edifici pubblici, è ancora solo sussurrata la richiesta di un impegno per l’accessibilità dei luoghi di divertimento e di svago. E’ una sorta di pudore che cela, forse, la bizzarra convinzione che i disabili debbano risolvere soltanto i bisogni essenziali e non abbiano, come tutti, anche il diritto a relazioni affettive, al sesso, al divertimento”.
Il Progetto realizzato dal Comune di Jesolo è costruito in modo da essere replicabile. Si decide così di ricavarne un report sintetico da distribuire agli altri membri dei due gruppi in maniera da diffondere l’idea e i suoi contenuti innovativi.
 
 
Io, Tu, Noi & l’Area Giochi Accessibile
 
L’idea che sostiene il Progetto “Parco in movimento” è quella di restituire soggettività ai cittadini con disabilità, ricostruendo la responsabilità della comunità locale rispetto alla necessità di attivare strategie d’inclusione ed emancipazione delle persone con disabilità.
Un sistema comunitario che promuova relazioni d’aiuto e sostegno, nella prospettiva di legami sociali stabili e duraturi.
L’inclusione delle persone con disabilità, infatti, può avvenire, soltanto attraverso il rafforzamento e l’ampliamento delle reti di sostegno, primarie e secondarie, formali ed informali.
La non-abilità non appartiene soltanto alla persona disabile, ma anche al suo ambiente di vita. E’ la comunità locale, infatti, a non avere le abilità necessarie ad includere.
Per questo il lavoro educativo non può limitarsi ad agire soltanto con la persona disabile, ma deve intervenire nel contesto comunitario affinché acquisisca le abilità necessarie ad accettare la sfida dell’inclusione.
Il Contesto (gruppo, famiglia, comunità) è lo “spazio protetto” nel quale crescere senza paura, esso può stimolare, aiutare, sostenere, contenere, limitare, ecc.
Al bambino disabile è negata, dalle diverse tipologie di “barriere” un’esplorazione ampia del “contesto”; e questo condiziona la sua crescita insieme alla sua patologia.
I due fattori si sommano e, quando, non si può più intervenire su uno (la disabilità ha esiti irreversibili), si deve intervenire su l’altra variabile (l’ambiente), per offrire condizioni umane di qualità di vita.
Il Parco Accessibile è lo “spazio” (elemento fisico, emotivo, psicologico) di incontro e relazione tra abili e disabili, il gioco è l'elemento egualitario comune ad abili e disabili nel quale si realizza l’incontro e la relazione.
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Imparare dal Fare
 
La Comunità e i suoi componenti devono apprendere nuove modalità di relazione sociale basate sul rispetto della reciproca autonomia e per farlo devono sperimentare direttamente nuovi contesti partecipativi.
Facile a dirsi, difficile a farsi, tanto che fin dai primi incontri, tra quanti hanno dato la propria adesione all’iniziativa, si confrontano due strategie, trasversali: la prima sostiene la necessità di muoverci a piccoli passi, allargando di volta in volta la partecipazione e la qualità delle collaborazioni.
In questa strategia il rapporto con i “politici” e di patnership non esclusiva, né decisiva.
La seconda strategia rovescia l’analisi: ritiene in pratica decisiva l’adesione dei “politici” ai quali il progetto va consegnato “chiavi in mano” perché lo realizzino.
Nella discussione si afferma la prima ipotesi e il successivo percorso, rilevando come il “micro” sia il luogo in cui è attivo un meccanismo di delega, nei confronti del politico che si trasforma in una sorta di “dipendenza patologica” e di scarsa autonomia progettuale.
Questa caratteristica, riscontrabile tanto nel comportamento individuale che in quello collettivo, provoca, nella pratica la rinuncia ad esercitare i propri diritti a favore di uno schema di relazione che privilegia lo scambio corporativo tra i diversi detentori di potere e i cittadini.
Per dare sostanza al Progetto si decide d’incontrare la ditta T.L.F. di Corsalone (AR), che ha realizzato l’area giochi accessibile del Comune di Jesolo, per verificare la sua disponibilità a collaborare con noi.
Il rappresentante della ditta T.L.F. si dichiara disponibile ha preparare, a titolo gratuito, un Progetto per la realizzazione dell’area giochi accessibile al Parco Manaresi con allegato preventivo analitico dei costi da utilizzare per la raccolta dei fondi.
 
 
Le prime iniziative, la Festa al Parco Manaresi
 
Le prime iniziative pubbliche hanno l’obiettivo di far conoscere il Progetto di realizzazione di un’area giochi accessibile al Parco Manaresi, utilizzando sia il materiale informativo prodotto dal Comune di Jesolo, sia quello consegnato dalla ditta T.L.F, con l’obiettivo di affiancare le due esperienze alfine di indicare un percorso di percorribilità che ha avuto un esito positivo.
La realizzazione dell’area giochi accessibile al Parco Manaresi ha un costo totale di realizzazione di € 69.082,32 + IVA, da raccogliere promuovendo iniziative di auto-finanziamento, senza avanzare alcuna richiesta di contributi ad Enti (Regione, Provincia, Comune) e/o ad Associazioni.
Per questo, si scelgono alcune iniziative nelle quali la comunità locale s’incontra, come una gara podistica, alla quale partecipa, con un ausilio modificato, una persona con disabilità, la Festa del Comitato di Quartiere “Aprilia Centro” al Parco Manaresi, la festa di S. Michele Arcangelo, patrono della città.
Oltre alla divulgazione del materiale informativo, si decide di realizzare una maglietta con il logo del Progetto che sarà utile, tanto quanto strumento efficace di divulgazione del Progetto, che per raccogliere i fondi necessari a finanziare le prime iniziative.
Con l’arrivo dell’inverno si lavora alla realizzazione di un plastico del Progetto “Parco in Movimento”, con l’obiettivo di rendere visibile è concreto il fine del Progetto.
Prende corpo, così, l’idea di adoperarsi per la preparazione di una festa che apra, ufficialmente la raccolta pubblica dei fondi necessari alla realizzazione dell’area giochi accessibile
 
 
Il Video
 
Il Comitato “Parco in Movimento” avverte l’esigenza di documentare le giornate della Festa, a testimonianza della solidarietà che va sviluppandosi, attraverso un video che documenti sia i lavori di preparazione dell’evento, sia l’evento stesso.
A tal fine si decide di coinvolgere l’Associazione Culturale Cineclub “I Soliti Ignoti” di Aprilia, che da diversi anni si occupa di diffondere in città cultura cinematografica e delle arti visive, attraverso rassegne, incontri, laboratori e, ultimamente, anche attraverso l’autoproduzione e la realizzazione di opere audiovisive legate soprattutto al territorio.
Al momento dell’incontro con i promotori dell’iniziativa, l’Associazione Culturale “I Soliti Ignoti”, attraversa un momento di difficoltà, dopo anni d’intensa attività, causato anche dall’isolamento creato dalle Istituzioni locali attorno alle attività e alle richieste dell’Associazione.
La proposta di realizzare un audiovisivo a sfondo sociale senza alcun finanziamento, potendo contare solo su esigui mezzi e su scarse risorse umane appare dunque come un progetto molto complesso.
L’iniziativa di solidarietà che si sta per svolgere in città suscita, da subito, grande interesse sull’Associazione che non solo accetta volentieri la proposta del Comitato promotore, ma rilancia l’idea della realizzazione di un documentario sull’intero percorso sociale denominato “Parco in movimento”, che aiuti in maniera concreta il processo di realizzazione del progetto grazie anche alla forza delle immagini.
La lavorazione che porta alla realizzazione del video ha dunque inizio con le interviste agli organizzatori, ai partner e ai partecipanti, con la raccolta dei materiali informativi e fotografici riguardanti il Progetto “Parco in Movimento”, attraverso una vera e propria ricerca storica sull’area del Parco Manaresi, che porta alla luce dei negativi fotografici mai stampati prima, raffiguranti l’area industriale in disuso che in precedenza occupava lo spazio e le manifestazioni dei cittadini che all’epoca dettero un contributo significativo affinché l’area divenisse uno spazio verde.
 
La I Festa al Parco Manaresi
 
La I Festa al Parco Manaresi ha dato avvio alla raccolta pubblica dei fondi necessari alla realizzazione dell’area giochi, attraverso l’allestimento di uno stand gastronomico, gestito dall’Associazione “Come Noi”, una delle associazioni promotrici, che si è valsa della preziosa collaborazione di un gruppo di persone con disabilità.
La Festa è stata, inoltre, l’occasione per presentare il Progetto “Parco in movimento” alla Città: le reazioni di curiosità e stupore e l’ampia partecipazione sociale si sono intrecciate con un’evidente diffidenza nei confronti della capacità d’autogestione comunitaria della raccolta dei fondi per la realizzazione dell’area giochi.
Il meccanismo della “delega ai politici” è stato un aspetto con il quale abbiamo dovuto confrontarci anche durante la Festa al Parco Manaresi. Esso rivela la sfiducia dei cittadini nei confronti della propria capacità di essere i protagonisti della vita comunitaria, come se la Comunità non gli appartenesse, come se la Comunità, fosse altro rispetto ai soggetti che la abitano.
E’ opportuna, a nostro parere, una seria riflessione alla quale, in queste pagine accenniamo brevemente, sui guasti culturali profondi, prodotti da un meccanismo di delega alla politica, che essa stessa ha promosso e accentuato fino a svuotarsi d’ogni contenuto partecipativo, divenendo così uno spazio, vuoto e autoreferenziale, privo di riferimenti sociali e culturali, pronto ad essere adoperato da poteri economico-finanziari che utilizzano lo “spazio pubblico” per il loro tornaconto.
 
 
Il Percorso sociale e il Risveglio comunitario
 
L’andamento della raccolta dei fondi, dopo la Festa al Parco Manaresi sembra smentire le previsioni più pessimistiche sulla capacità della Comunità locale di divenire il “soggetto promotore” della realizzazione.
Le adesioni alla raccolta dei fondi crescono in quantità e qualità con l’arrivo dell’autunno e alcune di queste si segnalano per una particolare significatività: come ad esempio, quella promossa dalla Comunità religiosa, in occasione della ricorrenza d’Ognissanti. In tale ricorrenza la comunità religiosa s’incontra presso la cappella del Cimitero, per ricordare, i defunti, con una messa, celebrata dal Don G. Billi, vicario del Vescovo, coadiuvato dai parroci in rappresentanza delle parrocchie di Aprilia. In quest'occasione, la Comunità religiosa ha voluto offrire un segno concreto di solidarietà devolvendo le offerte raccolte, durante le funzioni religiose, alla realizzazione dell'area giochi accessibile al Parco Manaresi.
A Dicembre 2006, a sei mesi dall’apertura della raccolta dei fondi, si è già raggiunto l’obiettivo dei 22.000,00 euro raccolti, ma il miglior regalo a tale impegno arriva, sempre, negli ultimi giorni di Dicembre, dalla Regione Lazio. Il Consiglio Regionale, infatti, approva, senza alcuna richiesta da parte del Comitato, un emendamento del consigliere Domenico Di Resta che richiede di vincolare un finanziamento di € 40.000,00 alla realizzazione dell’area giochi accessibile.
Una prima riflessione sul significato di tale risultato ci porta a leggere quanto è successo in collegamento con quello che abbiamo definito il “risveglio comunitario” di Aprilia. Con tale termine vogliamo indicare un processo di partecipazione democratica che riempie di persone, desideri e nuove progettualità, il vuoto della città “non-luogo”, intesa come spazio nel quale la relazione è azzerata.
Una città che prova a divenire “comunità”, assumendo la difesa di alcuni beni comuni (acqua, salute, qualità sociale) come tratto identitario forte per rivendicare un nuovo protagonismo sociale che, contrariamente a quanto avvenuto nel recente passato, cresce e si consolida al di fuori dei partiti e delle organizzazioni sociali tradizionali che da qualche tempo hanno rinunciato a qualsiasi forma di radicamento sociale. 
La città di Aprilia in questi ultimi anni si è guadagnata una visibilità nazionale anche grazie alle partecipate mobilitazioni in difesa della gestione pubblica dell’acqua.
Da oltre un anno, inoltre, è attiva un’ampia mobilitazione cittadina contro il progetto di realizzazione di una Centrale TurboGas in una realtà, come quella del Comune di Aprilia, ad alta urbanizzazione abusiva e che vede già la presenza di ben quattro industrie “ad alto impatto ambientale”.
 
 
La II Edizione della Festa al Parco Manaresi
 
Dopo lo stanziamento vincolato deciso dal Consiglio Regionale del Lazio, il Comitato “Parco in Movimento” presenta, al Presidente del Consiglio Comunale di Aprilia, la richiesta di portare all’approvazione del Consiglio una delibera di adesione al Progetto “Parco in Movimento”, contenete l’autorizzazione alla realizzazione dell’area giochi accessibile.
La Delibera, dopo un acceso dibattito sul rapporto tra “rappresentanti e rappresentati” e dopo diversi tentativi di modificarne in corso di stesura il senso e la filosofia del Progetto, è approvata all’unanimità.
L’atto deliberativo contiene, inoltre, la delega alla Giunta per avviare l’iter previsto in caso di progetti che hanno ricevuto finanziamenti dalla Regione Lazio.
Parallelamente al lavoro di controllo finalizzato ad ottenere l’approvazione della Delibera di Giunta e il suo invio in Regione, nei tempi previsti, si lavora alla preparazione della II edizione della Festa al Parco Manaresi. 
La II edizione, infatti, avendo raggiunto l’obiettivo fissato dalla campagna di auto-finanziamento, è dedicata maggiormente a rendere concreta sia l’idea di un utilizzo di uno spazio di relazione comune tra persone abili e persone con disabilità, sia al lavoro di tessitura di un network sociale tra quanti, in maniera diversa, sono stati i protagonisti della raccolta fondi e di quello che abbiamo definito, senza alcun’enfasi, il “risveglio comunitario”.     
La Festa è stata, anche l’occasione per rendere concreta l’idea del Parco come spazio sociale accessibile grazie alla partecipazione del Gruppo Agape2000 di Roma che ha proposto, ad abili e disabili, danze e balli popolari, come occasione d’incontro e conoscenza.
Il ricavato della II Edizione sarà investito, in accordo con il patner istituzionale e i soggetti protagonisti della raccolta dei fondi, per avviare i lavori di sistemazione del Parco Manaresi..
 
 
La realizzazione
 
Lo stato attuale del Parco Manaresi è una splendida metafora su Aprilia, emblema del non-luogo che lo stato d’abbandono, del Parco e della Città, simboleggia.
Dopo un primo sopralluogo, effettuato direttamente al Parco Manaresi, si definisce una lista d’interventi da realizzare nel Parco, affinché la realizzazione dell’area giochi rappresenti un momento di cambiamento in direzione di un maggiore e diverso utilizzo sociale.
Nel Parco è presente uno spazio inutilizzato che in maniera dispregiativa, è denominato “buca”, che spesso nelle ore notturne è luogo d’incontro/scontro tra gruppi che si vedono lì per bere e ubriacarsi, abbandonandosi, spesso, ad atti di vandalismo che hanno per oggetto il Parco.
Per tali motivi, nel Comitato promotore del Progetto “Parco in Movimento”, si è discussa un’ipotesi di riqualificazione e di recupero sociale che coinvolgesse anche quest’area del Parco.
L’idea su cui si sta lavorando, attualmente, è la presentazione, all’Assessore comunale competente, di una proposta di riqualificazione della “buca”, attraverso la realizzazione di uno spazio da dedicare al pattinaggio con il coinvolgimento di un’Associazione sportiva di Aprilia che si è dichiarata disponibile ad utilizzare permanentemente lo spazio per le sue attività
L’Assessorato all’ “Ambiente e Cooperazione tra i Popoli” della Regione Lazio ha, recentemente, confermato, con una nota inviata al Comune di Aprilia, la disponibilità del finanziamento per la realizzazione dell’area giochi accessibile. A seguito di tale comunicazione, nei primi giorni di Dicembre 2007, il Comitato ha incontrato l’Assessore comunale competente per sollecitare l’avvio dell’iter di realizzazione e richiedere l’apertura di un Tavolo di confronto che pianifichi il progetto di riqualificazione del Parco Manaresi.
L’incontro ha avuto un esito positivo, sia per lo snellimento dei tempi “burocratici” necessari all’avvio dei lavori di realizzazione, sia per l’apertura del Tavolo di confronto, sull’ipotesi di riqualificazione del Parco, confronto che ha avuto inizio a conclusione delle festività natalizie.

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About Author: Istisss

L'Istituto per gli Studi sui Servizi Sociali ISTISSS svolge fin dal 1960, su base associativa multiprofessionale, attività di studio, ricerca, intervento, sperimentazione di servizi e diffusione dei risultati, formazione ed aggiornamento, documentazione, convegnistica nei campi sociale e sanitario, di tempo libero e del turismo sociale. Attività finalizzate alla realizzazione di un quadro compiuto di solidarietà sociale.