Rafforzare la partnership tra i giovani e l’Unione Europea

P.V. Dastoli

5/2007 n.s

 Di fronte alle molteplici e sempre più fluide forme di evoluzione dell’universo giovanile, la Commissione europea, agendo a supporto dell'azione degli Stati nazionali, ha elaborato negli ultimi anni proposte politiche capaci di indirizzare energie e bisogni dei giovani in un quadro di opportunità e prospettive e tali proposte si sono spesso tradotte in decisioni del Parlamento europeo e del Consiglio.
Lo sviluppo dell’integrazione europea passa, infatti, anche attraverso un maggiore impegno politico a favore del mondo giovanile ed in una rafforzata capacità di coinvolgimento di quest’ultimo nei processi decisionali. Si legge nell’ultimo sondaggio Eurobarometro[1] – dedicato al complesso mondo della gioventù europea – che permane un generale sostegno all’Europa da parte dei giovani ma emergono – ancora più forti – le preoccupazioni verso il futuro, specie in quei campi sensibili quali le possibilità di istruzione, formazione ed occupazione, sui quali i giovani fanno convergere le loro principali domande sul ruolo delle Istituzioni europee.
Spesso i giovani reagiscono al messaggio che viene dagli adulti "siete i cittadini europei del futuro" chiedendo alle istituzioni europee spazi di partecipazione per essere i cittadini europei di oggi.
La Commissione europea si è dunque impegnata, nell’ambito delle competenze attribuite dai trattati, a costruire azioni e programmi basati innanzitutto sulla stretta cooperazione tra policymakers e stakeholders a livello europeo, nazionale, regionale e locale.
Se da un lato gli Stati membri continueranno – anche alla luce del Trattato di Lisbona – a mantenere responsabilità dirette nell’attuazione delle politiche giovanili, dall'altro è all’Unione europea – ed alla Commissione in particolare – che si chiede di svolgere un ruolo complementare e di supporto – attraverso assistenza finanziaria e coordinamento strategico – all’insieme delle politiche aventi come target i giovani. Si è così progressivamente definito un articolato quadro giuridico di cui il Libro bianco sulla gioventù[2] del 2001 ha rappresentato “una nuova svolta” del complessivo policy making europeo. Ad esso è seguito il Patto europeo per la Gioventù[3] – approvato dal Consiglio europeo di Bruxelles del 23 marzo 2005 – con il quale i Ministri della Gioventù si sono impegnati ad inserire le politiche giovanile nell’insieme delle principali politiche nazionali[4], affermando altresì che solo con un maggiore coordinamento tra un sistema europeo e le singole politiche nazionali aventi come beneficiari i giovani si potrà contribuire a dare risposte efficaci alle loro aspettative.
La nuova Strategia di Lisbona[5] per l'occupazione e la crescita ha anch’essa raccolto gli obiettivi politici e gli impegni istituzionali per rilanciare la crescita e la prosperità in Europa valorizzando il pieno contributo e la piena partecipazione di tutti i giovani.
Di fronte alle sfide fondamentali che sono dunque affrontate dai giovani europei nello scenario mondiale, la Commissione ha deciso di puntare su una strategia trasversale complessiva, individuando 4 direttrici fondamentali su cui concentrare le proprie azioni: istruzione, formazione ed occupazione, inclusione sociale, partecipazione e cittadinanza attiva.
 
 
 
 
1. Istruzione
 
Nell’Unione europea circa il 16% dei giovani abbandona prematuramente la scuola, mentre il 25 % dei "giovani-adulti" (di età compresa tra i 25 ed i 29 anni) non completa il ciclo dell’istruzione secondaria superiore[6]. Le più recenti indagini[7]evidenziano considerevoli lacune degli alunni nelle competenze di base relativamente a lettura e calcolo, il che rappresenta il maggiore ostacolo per il passaggio alla formazione professionale ed all’accesso al moderno mercato del lavoro.
 
I sistemi educativi devono garantire non soltanto un’istruzione efficace lungo una prospettiva che interessi l’intero arco della vita ma anche stimolare il potenziale di creatività e di autonomia delle persone in apprendimento. I giovani dovranno essere preparati a entrare in un mercato del lavoro sempre più competitivo e proseguire la propria istruzione lungo tutto l’arco della vita (lifelong learning), in contesti nei quali lo sviluppo delle capacità di comunicare in più lingue sarà un valore aggiunto. La Commissione europea ha dunque invitato tutti gli Stati membri a modernizzare l’istruzione superiore facendone evolvere modalità di direzione, finanziamento e programmi in una logica di innovazione e competitività. E’ necessario concentrare gli sforzi sull’istruzione e sulla formazione nell’ambito dei programmi nazionali di riforma sviluppando ad esempio l’offerta di servizi di orientamento per i giovani in termini sia di quantità che di qualità e rinsaldando i legami tra istituti d’insegnamento e mondo del lavoro.
Il programma Istruzione e formazione 2010[8] prevede appunto un quadro europeo per la modernizzazione dei sistemi d’istruzione e di formazione degli Stati membri. Ad esso si è affiancato il nuovo programma LLP[9] (Lifelong Learning Programme) – lanciato per la programmazione 2007-2013 con una dotazione finanziaria di circa 7 miliardi di euro.
 
La Commissione sarà inoltre impegnata a sviluppare – insieme agli Stati membri – gli elementi specificamente destinati ai giovani attraverso il quadro di riferimento delle competenze definito da Europass[10], nonché a favorire percorsi di educazione non formale attraverso il programma Gioventù in azione[11],  al fine di agevolare l’accesso dei giovani alla mobilità ed ai percorsi di educazione non formale.
 
 
2. Formazione ed occupazione
 
La disoccupazione giovanile (relativa alla fascia d’età 15-24 anni) si situa attualmente intorno all’17%[12]. Essa si trasforma spesso in disoccupazione di lunga durata (più del 50% dei disoccupati hanno un’età compresa tra i 25 e i 29 anni) o in inattività. Le donne, inoltre, rappresentano la netta maggioranza tra i soggetti inattivi e/o disoccupati e lo scarto con gli uomini aumenta con l’età.
La metà dei nuovi posti di lavoro creati oggi nell’Unione europea richiede un livello di qualificazione elevato e la maggior parte dell’altra metà almeno un livello medio.Tra i giovani poco qualificati il tasso di disoccupazione risulta nettamente superiore a quello riscontrato tra i giovani più istruiti, l’evoluzione del mercato del lavoro penalizza indubbiamente i giovani poco qualificati.
Le economie basate sul sapere e sui servizi continuano a creare posti di lavoro che non richiedono qualifiche formali di livello elevato ma prevalentemente attitudini e competenze più diversificate rispetto al passato. In alcuni paesi, anche giovani molto istruiti incontrano difficoltà a trovare un impiego a causa della mancata rispondenza delle qualifiche alle esigenze del mercato del lavoro nonché delle condizioni macroeconomiche del mercato del lavoro sfavorevoli all’ingresso di nuovi lavoratori[13].
Gli elevati tassi d’inattività giovanile (al di fuori della partecipazione all’istruzione e alla formazione) sono un altro fenomeno collegato alla mancata integrazione sul mercato del lavoro e tipicamente coincidono con tassi di disoccupazione globali elevati. La maggior parte dei 4,6 milioni di giovani senza lavoro nell’Unione europea non si vede offrire la possibilità di un lavoro entro 6 mesi[14].
Le istituzioni del sistema educativo e del mercato del lavoro dovrebbero intensificare gli sforzi volti a fornire a tutti i giovani orientamenti e informazioni adeguati, consentendo loro di scegliere un percorso educativo in grado di sfociare nelle qualifiche richieste dal mercato del lavoro così da ridurre il divario tra risultati del processo educativo ed esigenze del mercato del lavoro.
 
I giovani andrebbero ulteriormente aiutati mediante ricerche di lavoro basate principalmente sulle caratteristiche individuali, compresa la possibilità di sfruttareoccasioni di lavoro all’estero.
L’Unione europea ha intensificato il suo sostegno alla cooperazione tra gli Stati membri a favore della mobilità, stabilendo che si necessario un legame tra il sistema educativo e il mercato del lavoro per familiarizzare i giovani con il mondo del lavoro.
Anche se gli Stati membri compiono sforzi notevoli per lottare contro la disoccupazione giovanile, le valutazioni delle politiche attive sul mercato del lavoro destinate ai giovani hanno dimostrato la possibilità di migliorare ulteriormente i risultati ottenuti.
Gli Stati membri dovrebbero studiare in modo più sistematico e globale le cause della disoccupazione giovanile nel quadro della strategia di Lisbona, compreso il Patto europeo per la gioventù.
I principi comuni di flessicurezza[15] potrebbero fornire una parte del quadro di riferimento necessario ad esaminare le principali cause dei problemi di occupazione giovanile e del sentimento d’insicurezza. Gli Stati membri sono invitati a porre in essere, tenendo conto delle rispettive caratteristiche nazionali e con l’attiva partecipazione delle parti sociali, strategie di flessicurezza in grado d’ integrare le quattro componenti operative da esse previste (accordi contrattuali flessibili ed affidabili, sistemi di apprendimento permanente efficaci, politiche attive del mercato del lavoro, sistemi moderni di sicurezza sociale).
Gli interventi politici ed i provvedimenti in tema di occupazione andrebbero esaminati e adeguati alle situazioni e alle preferenze nazionali. Gli Stati membri dovrebbero ricorrere al Fondo sociale europeo per fornire ai giovani possibilità di passare dallo studio al lavoro, in particolare nei casi in cui i sistemi di formazione professionale sono meno sviluppati, e dare maggior risalto alla gioventù nel quadro delle politiche strutturali miranti a ridurre le disparità regionali.
L’Europa, inoltre, ha bisogno di più imprenditori. Solo il 15% dei lavoratori dell’Unione europea sono imprenditori o lavoratori autonomi e questa percentuale scende al 4,2% per i giovani[16]. Più della metà dei giovani si dichiara tuttavia interessata a compiere un percorso imprenditoriale. È essenziale stimolare l’acquisizione di un atteggiamento imprenditoriale, riconosciuto come competenza fondamentale, mediante l’insegnamento e l’apprendimento. È necessario creare le condizioni favorevoli ai giovani imprenditori mediante l’informazione, gli incentivi finanziari e l’eliminazione degli oneri legali e amministrativi inutili. Occorre inoltre affrontare gli specifici ostacoli che le giovani donne incontrano quando intendano creare e dirigere un’impresa[17].
La Commissione ha lanciato, nel corso dell’autunno 2007, l’iniziativa pilota “Il vostro primo lavoro all’estero”[18], destinata a consentire ai giovani lavoratori di fare una prima esperienza di mobilità ed ha proposto nel 2008 un’iniziativa relativa a una carta europea della qualità dei tirocini.
La Commissione ha invitato gli Stati membri a incoraggiare la formazione all’imprenditorialità in quanto competenza essenziale e a migliorare la situazione dei giovani imprenditori, ad esempio promuovendo il programma “Imprenditorialità e Competitività”[19] presso imprese ed istituzioni finanziarie, in modo da favorire l’accesso al finanziamento destinato alla creazione di PMI da parte di giovani imprenditori. E’ necessario incoraggiare infine i 27 Stati membri a servirsi dei fondi europei, con particolare riferimento al Fondo sociale europeo, al Fondo europeo di sviluppo regionale, al Fondo di coesione ed al Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale come pure tutti gli altri fondi e programmi dell’UE creati per facilitare il passaggio dei giovani dallo studio al mondo del lavoro.
 
 
 
3. Inclusione sociale
 
La partecipazione dei giovani all’istruzione, all’occupazione ed alla vita sociale risente tuttavia della povertà, dell’emarginazione sociale, della discriminazione e dei problemi di salute.
L’Europa ha veramente interesse, per motivi sia economici che sociali, a lottare contro le cause di esclusione ed emarginazione sociale dei bambini e dei giovani
La povertà infantile colpisce il 19% dei bambini e dei giovani di età inferiore a 18 anni e costituisce una delle principali preoccupazione per l’Unione europea[20]. Interrompere la trasmissione della povertà da una generazione all’altra costituisce una sfida di prima importanza e le politiche devono affrontare in modo globale i bisogni dei bambini e dei loro genitori. È opportuno dare maggiore risalto all’insegnamento pre-elementare ed all’istruzione degli alunni che abitano in zone svantaggiate.
In molti paesi l’integrazione sociale dei giovani di famiglie migranti o dei giovani che appartengono a minoranze sfavorite (in particolare i rom) non ha avuto finora successo. Poiché spesso i genitori si trovano in una situazione socioeconomica precaria, i giovani provenienti da questi ambienti rappresentano una proporzione importante dei giovani sfavoriti, registrano tassi di abbandono scolastico più elevati e dimostrano spesso minore attitudine alla lettura.
L’integrazione sociale e la pari opportunità costituiscono inoltre un problema fondamentale per i giovani disabili e le giovani donne[21], gruppi prioritari nell’azione dei principali programmi dell’UE.
La Commissione ha inoltre posto in risalto l’importanza dell’iniziativa a favore di una migliore nutrizione e dell’attività fisica tra i giovani al fine di migliorare le loro condizioni di salute.
I giovani sono uno dei principali gruppi cui sono infine destinate le politiche comunitarie in tema di salute e di prevenzione[22] (in settori quali l’alcol, la droga, il tabacco, la salute dei consumatori, la nutrizione e l’obesità, la salute mentale).
Occorre una più intensa cooperazione tra Commissione e Stati membri per affrontare la dimensione sociale della salute e varare iniziative specifiche per promuovere la salute dei giovani.
La Commissione ha così invitato gli Stati membri a intensificare la lotta contro la povertà dell’infanzia, segnatamente favorendo le pari opportunità di bambini e giovani nel campo dell’istruzione, compreso l’insegnamento pre-elementare, nonché la partecipazione dei genitori al mercato del lavoro invitando altresì gli Stati membri ad attribuire alle associazioni giovanili ed agli animatori per la gioventù le capacità di trattare le questioni collegate alla salute.
 
 
4. Partecipazione e volontariato
 
La partecipazione dei giovani alla vita democratica delle loro comunità e ad un dialogo permanente con i responsabili politici è certamente un fattore di crescita della democrazia europea e della realizzabilità delle politiche che si ripercuotono sulla vita dei giovani.
La Commissione ha recentemente invitato gli Stati membri a proseguire i loro sforzi destinati ad accrescere la partecipazione dei giovani[23] e ad elaborare strategie coerenti di informazione per i giovani. Essa ha inoltre avviato un vero e proprio dialogo con i giovani, strutturato dal livello locale al livello europeo. Il vertice europeo della gioventù svoltosi a Roma nel marzo 2007, la settimana europea della gioventù e gli eventi destinati alla gioventù regolarmente organizzati dalla Commissione rappresentano esperienze che vanno in direzione verso questo tipo di dialogo strutturato con i giovani.
Anche la partecipazione ad attività culturali può consentire ai giovani di esprimere la loro energia creativa e contribuire a favorire la cittadinanza attiva. Le attività culturali possono inoltre favorire l’integrazione e facilitare il dialogo tra generazioni e culture, sviluppando legami interpersonali e contribuendo a far trascendere l’identità nazionale. Questi aspetti sono al centro dell’Anno europeo del dialogo interculturale del 2008[24], che attribuisce un ruolo importante all’incontro ed allo scambio di idee tra giovani.
Le attività di volontariato inoltre, favoriscono l’acquisizione di un’esperienza di apprendimento non formale e competenze utili per il passaggio dall’istruzione al lavoro. Attraverso il volontariato i giovani sviluppano valori quali la comprensione reciproca, il dialogo e la solidarietà. I giovani europei hanno una visione positiva dei programmi che incoraggiano le attività di volontariato e il 74% ritiene che questi programmi siano un importante strumento per intensificare la loro partecipazione alla società. Il programma “Gioventù in azione” prevede al suo interno un quadro di riferimento per il Servizio volontario europeo[25].
Le istituzioni politiche possono dunque svolgere un ruolo cruciale nell’ampliare le possibilità di partecipazione alla società offerte alle giovani generazioni ma anche gli stessi giovani dovranno sviluppare il loro senso di responsabilità per quanto riguarda la loro istruzione, la loro salute, la loro integrazione nella vita professionale e il loro impegno nella società. In quest’ottica le associazioni giovanili costituiscono una risorsa essenziale per alimentare la partecipazione attiva. Il Forum europeo della gioventù[26] è un importante organismo nato per far partecipare tali associazioni, in particolare i consigli della gioventù nazionali e locali, nonché i giovani che hanno meno possibilità, al dialogo strutturato con i responsabili politici.
La Commissione si propone di rafforzarela partnership esistente tra le istituzioni europee e i rappresentanti dei giovani e sottolinea l’utilità di un dialogo strutturato con i giovani a tutti i livelli e nei settori analizzati nella presente comunicazione.
Il dialogo dovrebbe associare le parti interessate e le associazioni giovanili; esso dovrebbe parimenti integrare i giovani che hanno meno possibilità e che non fanno parte di alcuna associazione.
Nel quadro di questa partnership potrebbero essere inoltre affrontate altre tematiche d’interesse per i giovani come lo sviluppo sostenibile, il futuro dell’Unione europea o l’aiuto ai paesi in via di sviluppo.
La Commissione per questo invita gli Stati membri a perseguire gli obiettivi riguardanti la partecipazione e l’informazione dei giovani e ad utilizzare, in cooperazione con gli Stati membri, i programmi comunitari per incoraggiare la partecipazione dei giovani ed il coinvolgimento di tutte le parti interessate, quali i responsabili del processo decisionale, le istituzioni sindacali e del settore dell'istruzione, le imprese, gli assistenti della gioventù, i ricercatori, le famiglie e tutte le organizzazioni che lavorano con e per i giovani.
La chiave della piena partecipazione dei giovani alla vita sociale è l’accesso al lavoro, che presuppone altresì un’istruzione solida e di qualità. Occorre dunque impegnare le Istituzioni nazionali ed europee a che riducano in misura sostanziale la disoccupazione giovanile ed a migliorare qualitativamente le offerte di lavoro. Tutti i giovani cittadini europei dovrebbero acquisire le capacità professionali e le occasioni per poter lavorare così da promuovere il benessere economico e sociale.
Promuovere la piena partecipazione dei giovani lavoratori all’attività economica rappresenta dunque un fattore fondamentale di sviluppo per rendere l’economia dell’Unione europea innovativa, basata sulla conoscenza e la competitività.
 


[1] EB Giovani 2007: “Al di là dei numeri – i principali risultati dell’inchiesta – Eurobarometro sui giovani nel 2007”, Flash EB 202, febbraio 2007 http://ec.europa.eu/public_opinion/flash/fl_202_sum_en.pdf
[2] COM (2001) 681: libro bianco “Un nuovo impulso per la gioventù europea”.
[4] Risoluzione C 168/2 (2002) del Consiglio: risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri riuniti in seno al Consiglio relativa al quadro della cooperazione europea nel settore della gioventù.
[5] Progress Report 2007: “Progress towards Lisbon objectives in Education and Training”, rapporto 2007 della DG EAC basato su indicatori e parametri di riferimentohttp://ec.europa.eu/dgs/education_culture/index_en.html
[6] Rivista dell’Osservatorio europeo dell’occupazione: autunno 2005 (occupazione giovanile). Lussemburgo: Ufficio delle Pubblicazioni Ufficiali delle Comunità Europee, 2006 – ISSN 1725-5376.
[7] Tasso di disoccupazione giovanile dell’EU27 per il 2006,per maggiori informazioni vedere SEC(2007) 1093.
[8] Istruzione e formazione 2010 C 142/1: programma di lavoro particolareggiato sul controllo degli obiettivi dei sistemi di istruzione e di formazione in Europa (14.06.2002).
[9] Decisione n. 1720/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, che stabilisce un programma d'azione nel settore dell'istruzione e della formazione durante l'intero arco della vita.
[10] Decisione 2241/2004/CE: decisione del Parlamento europeo e del Consiglio del 15.12.2004, relativa a un quadro comunitario unico per la trasparenza delle qualifiche e delle competenze (Europass).
[11] Gioventù in azione – Programma 2007-2013: il nuovo programma comunitario per i giovani. http://ec.europa.eu/youth
[12] L’occupazione in Europa 2006, Ufficio delle Pubblicazioni Ufficiali delle Comunità Europee, pag. 139.
[13] cit., Doc.SEC(2007)1093.
[14] IFL: “Inchiesta sulle forze di lavoro, guida dell’utilizzatore”, Eurostat 2007.
[15] COM (2007) 359: comunicazione della Commissione “Verso principi comuni di flessicurezza: posti di lavoro più numerosi e migliori grazie alla flessibilità e alla sicurezza” (27.06.2007).
[16] Indagine comunitaria sulle forze di lavoro 2006, Ufficio delle Pubblicazioni Ufficiali delle Comunità Europee.
[17] Flash EB 192, Entrepreneurship Survey of the EU (25 Member States), United States, Iceland and Norway: Analytical Report, aprile 2007.
[20] che ha deciso di dedicare il 2010 quale Anno europeo per lotta contro la povertà.
[21] Decisione n. 1672/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 2006, che stabilisce un programma comunitario per l'occupazione e la solidarietà sociale.
[22] COM (2007)391 e COM (2007)279.
[23] COM (2006) 417: comunicazione della Commissione sul seguito del libro bianco “Un nuovo impulso per la gioventù europea: realizzare gli obiettivi comuni per la partecipazione e l’informazione dei giovani al fine di promuovere la loro cittadinanza europea attiva” (20.07.2006).
[25] SEC(2007)1093.

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L'Istituto per gli Studi sui Servizi Sociali ISTISSS svolge fin dal 1960, su base associativa multiprofessionale, attività di studio, ricerca, intervento, sperimentazione di servizi e diffusione dei risultati, formazione ed aggiornamento, documentazione, convegnistica nei campi sociale e sanitario, di tempo libero e del turismo sociale. Attività finalizzate alla realizzazione di un quadro compiuto di solidarietà sociale.